Una accurata ricerca, per costruire insieme un’altro tratto della nostra millenaria storia .
VICO EQUENSE E SUA STORIA: LA PRESTIGIOSA FAMIGLIA “ GIUSSO”

Il capostipite Luigi banchiere di origine genovese che con i figli Girolamo e Candido acquistò terre e proprietà a Vico Equense: lo sviluppo del territorio legato alla famiglia

La famiglia Giusso con il capostipite Luigi e, successivamente con i figli Girolamo e Candido, per un susseguirsi di avvenimenti storici si trovò ad essere padrona di castelli, villaggi e montagne: Luigi Giusso, nominato successivamente conte da Papa Pio IX e quindi “Duca del Galdo” dal Re Ferdinando II, era un banchiere di origine genovese che, nei primi anni del 1800, trasferitosi nel napoletano, acquistò numerose proprietà nel territorio di Vico Equense. Tra i tanti possedimenti, che entrarono a far parte del patrimonio dei Giusso, rilevante fu Eremo di S.Maria in Jerusalem, un complesso monastico camaldolese di osservanza coronese, edificato all’inizio del 1600 nel casale di Arola e, sempre nel 1822 , i Giusso acquistarono dal demanio regio il Castello Angioino. Con l’avvento dei Giusso sia il Castello, che il complesso monastico, ritornarono a nuova vita, ricollegandosi idealmente ad un’altra epoca e ad un altro illustra predecessore quel Matteo di Capua principe di Conca, che con la sua donazione aveva dato impulso alla edificazione dell’eremo e, contemporaneamente, trasformato il primitivo torrione difensivo, risalente a Carlo II d’Angiò, nella imponente fortezza, oggi conosciuta come Castello Giusso. A partire da allora, la storia dei Giusso e di Vico Equense sono destinate ad incrociarsi , in parte anche con quella di Napoli. Perché l’eredità di Luigi sarà raccolta da Candido e quindi da Girolamo, che e ricordato come Sindaco di Napoli del 1878 al 1883, e poi Senatore del Regno e Ministro dei lavori pubblici nel Governo Zanardelli. Menzionato più per la sua opera di risanamento dei conti pubblici dello Stato, a Girolamo Giusso sono ascrivibili importanti opere infrastrutturali, che, durante gli anni del suo sindacato, si decisero o avviarono, quali la costruzione di Via Caracciolo, l’estensione della rete tranviaria e la realizzazione della galleria sotto la collina di Posillipo, le funicolari di Montesanto e Chiaia. Continuando come il padre, ad investire in penisola sorrentina, nel 1870, non è dato sapere se solo per un disegno imprenditoriale o perché colpito dalla bellezza di quei luoghi, Girolamo Giusso acquistò la montagna del Faito, costruendo la strada che da Quisisana arrivava sino in cima, ed utilizzandola per il trasporto del ghiaccio a Napoli. Il fratello Candido, nello stesso tempo, si prodigava per la vasta proprietà dei Camaldoli “Astapaina” che, ancora oggi, restaurata e impreziosita da eredi della famiglia Giusso svolge a Vico Equense una produttiva attività ricettiva. La dove il tentativo ottocentesco di impiantare una produzione di foglie di gelso per l’industria della seta non aveva avuto successo. Candido Giusso si dedico anche alla valorizzazione dei terreni posseduti a “Bagnoli” dove avviò un insediamento residenziale che è all’origine dell’urbanizzazione del nuovo quartiere. Tanta dedizione, ed attaccamento, al territorio equense non riscatteranno il vizio di origine e cioè il non essere i Giusso nativi del posto. Così che, più tardi autorevoli e accreditati cultori di storia patria, autori di monumentali libri su Vico Equense ; (Baldassarre Parascandolo – Lettera I sull’antica città di Equa- Napoli 1782.Gaetano Parascandolo – Monografia del Comune di Vico Equense – Napoli 1858-, Luigi De Gennaro – Vico Equense e i suoi villaggi – Napoli 1929- Francesco De Gennaro – Vico Equense,storia, – villeggiatura – mondanità- Napoli 1930, Antonino Trombetta – Vico Equense e il suo territorio – Roma 19679), nell’annoverare i più importanti e famosi personaggi legati alla nostra città li ignorano , quasi del tutto. Non migliore sorte, d’altronde era toccata nell’Ottocento , a Gaetano Filangieri, reo anche lui di non aver avuto i natali all’ombra del Faito. Per non parlare poi dell’oblio che toccò per più di un secolo a Monsignor Michele Natale, Vescovo di Vico Equensee martire della rivoluzione napoletana. In compenso il personaggio per eccellenza della terra equense resta “ Giovan Battista della Porta” che nacque nel casale di Pacognano, dove ancora esiste la sua casa , “oggi accogliente residence turistico”. Dove il della Porta si potè dedicare ai suoi multiformi interessi in campo scientifico, umanistico, letterario e naturalistico, tanto da pubblicare giovanissimo, nel 1659 ad Anversa in Belgio la sua preziosa opera “Magia Naturalis”. Giuseppe Maffucci
Nelle due foto allegate Il Conte Luigi Giusso e una foto di tutta la famiglia , riunita nel Castello di Vico Equense